Capitolo 11

TIRO AL BERSAGLIO

Il termine inglese FAIR GAME (bersaglio o preda) significa:

1. Animali o uccelli a cui può essere data la caccia.

2. Qualcuno o qualcosa da colpire o attaccare.

3. Un bersaglio

Questo termine viene utilizzato anche in SCIENTOLOGY e segue esattamente quelle definizioni.

Ma chi diventa “FAIR GAME” per Scientology?

Semplicissimo, chiunque attacchi o critichi apertamente Scientology.

Chi lo fa  diventa una preda, un bersaglio da colpire senza pietà e senza scrupoli e qualsiasi Scientologist che lo colpirà IN QUALSIASI MODO non verrà punito dalla “giustizia” interna di Scientology.

Chi lo dice?

Lo ha scritto L. Ron Hubbard in direttive precise che indicano come comportarsi con chi attacca o critica Scientology, e questo senza tenere in alcun conto le motivazioni che hanno spinto la persona ad attaccare o criticare Scientology o il suo operato.

Ad esempio, criticare il capo supremo di Scientology, David Miscavige, perchè abusa fisicamente il suo staff e denunciarlo alla stampa e alle autorità, fa diventare la persona che lo ha fatto un bersaglio libero e protegge così il fautore degli abusi fisici: David Miscavige!

Nella direttiva del 7 Marzo del 1965 intitolata “Atti Soppressivi, Soppressione di Scientology e degli Scientologist, La Legge del Bersaglio Libero” Hubbard scrive:

“Fair Game (Bersaglio Libero) significa, che la persona non ha più alcun diritto per se, per ciò che possiede o per la sua posizione, e nessun Scientologist può essere portato davanti ad un Comitato di Evidenza (ndt Corte Marziale in Scientology) o essere punito per qualsiasi azione che lui abbia intrapreso contro una Persona od un Gruppo Soppressivo durante il periodo in cui quella persona o quel gruppo sono stati dichiarati “fair game”. “

Lascio a voi il fantasticare su quale possano essere queste “qualsiasi azioni” che uno Scientologist può intraprendere contro una persona od un gruppo soppressivi….

Quindi la pratica del Fair Game è “legge” per Scientology e gli Scientologist. La persona soppressiva doveva essere annientata ed è “giusto” farlo è sancito nelle “scritture”..

E se qualcuno avesse qualche dubbio la cosa venne ribadita in una direttiva successiva ” PENALITA’ PER LE BASSE CONDIZIONI.“.

Descrive quello che viene riservato ad un “nemico”:

NEMICO “Ordine di SP (ndt viene redatto un ordine nel quale la persona viene dichiarata Persona Soppressiva).Bersaglio Libero. Può essere privato di ciò che possiede, qualsiasi Scientologist può ferirlo o danneggiarlo in qualsiasi modo e usando ogni mezzo senza che lo Scientologist venga disciplinato. Può essere ingannato o raggirato, gli si può fare causa, gli si può mentire e lo si può distruggere.”

Ecco la direttiva in originale:

Screenshot-256.png

Quindi quanto avete letto in precedenza in questo blog sono tutte azioni “GIUSTIFICATE” da queste direttive.

A causa di enormi problemi generati dalla pratica del Fair Game, Hubbard dovette cancellarla.

Ma lo fece veramente?

ASSOLUTAMENTE NO !

Scrive in una direttiva del 21 Ottobre 1968 che la pratica di “dichiarare le persone FAIR GAME cesserà” Il termine FAIR GAME non deve più apparire in nessun Ordine di Etica”.

Ma perchè? Come mai deve cessare? Ecco la risposta:

“Ha causato pessime relazioni pubbliche.”

Ma cosa fare con un Soppressivo?

Semplice! La stessa cosa, quello che si faceva prima!

Semplicemente non scrivetelo …… visto che :

“Questa P/L non cancella nessuna policy che riguarda il trattamento o il maneggiamento di un SP.”

Screenshot-255.png

Che la pratica del Fair Game fosse stata cancellata solo sulla carta viene provato dal trattamento riservato ai “soppressivi” in date successive al 68.

L’esempio più eclatante, tra molti altri, è quanto venne fatto a Paulette Cooper, giornalista americana che ebbe l’ardire di scrivere il libro “Lo Scandalo di Scientology”.

Paulette scrive:

Nel 1968 ero una giornalista freelance di New York che cercava di farsi strada. Ero alla ricerca di un pezzo investigativo che avrebbe fatto la differenza. Scegliendo di denunciare una allora relativamente sconosciuta organizzazione di nome Scientology (e la sua compagna, cioè Dianetics) finii con il rischiare quindici anni di prigione, con il vedermi intentare ben diciannove cause legali, con l’essere sottoposta a cinquanta giorni di deposizioni, l’essere quasi vittima di un omicidio, l’oggetto di cinque lettere anonime diffamatorie e il dover sopportare molestie costanti e continuate per oltre dodici anni. 

Tutto iniziò dopo avere scritto un articolo intitolato The Scandal of Scientology per la rivista inglese Queen. Avevo una laurea in psicologia e avevo studiato religione comparata ad Harvard, e ciò che appresi nel corso della mia ricerca sul gruppo fondato da L. Ron Hubbard era sia affascinante che tremendo. La storia implorava di essere raccontata. Dopo la pubblicazione dell’articolo ricevetti una minaccia di morte, ma decisi comunque di scrivere un libro sull’argomento. Sapevo che gli scientologist non avrebbero apprezzato ciò che avrei detto, ma ero ingenua e non avevo idea degli orrori che i due decenni successivi avevano in serbo per me.

The Scandal of Scientology fu pubblicano nel 1971 da un piccolo editore, la Tower Publication. Dopo aver combattuto cinque cause legali intentate contro di lui (e me) dalla Chiesa di Scientology, l’editore firmò una scusa ufficiale e richiamò il libro. Io però rifiutai di farmi mettere la museruola e ben presto le cause furono indirizzate a me, assieme a minacce di morte e a telefonate pretestuose e moleste. Perché erano così preoccupati per quello che una giovane giornalista di New York aveva da dire? Ovvio. Fino a quel momento non era mai stato scritto alcun servizio giornalistico investigativo su Scientology.

 

Non trascorse molto tempo prima che strani personaggi cercassero di avere accesso al mio appartamento. In quello stesso periodo, nel seminterrato del mio condominio scoprii morsetti sulla mia linea telefonica – probabilmente i resti di intercettazioni telefoniche. Poi una mia cugina – anche lei bassina e minuta come me – si trovava da sola a casa mia quando arrivò un uomo che doveva “consegnare fiori” per me. Quando aprì la porta l’intruso tirò fuori dal mazzo di fiori una pistola e gliela puntò alla tempia. Fortunatamente l’arma si inceppò, oppure era scarica. L’uomo iniziò a strangolarla e quando lei riuscì a divincolarsi e a urlare, lui fuggì. La polizia si disse poi sconcertata poiché apparentemente non vi era alcun motivo per l’aggressione.

Mi trasferii immediatamente in un condominio con portiere. Poco tempo dopo circa 300 dei miei coinquilini ricevettero una lettera anonima diffamatoria su di me. Tra le altre cose la lettera mi descriveva vergognosamente come prostituta part-time e diceva che una volta avevo molestato sessualmente una bambina di due anni.

Qualche settimana più tardi, all’inizio del 1973, ricevetti una visita di un agente del FBI di nome Bruce Brotman, il quale mi disse che James Meisler, portavoce della Chiesa di Scientology di New York, sosteneva di avere ricevuto minacce minatorie anonime e aveva fatto il mio nome come probabile sospetto. E la cosa successiva che seppi al riguardo fu che ero stata convocata da un gran giurì federale di New York.

Mettendo assieme tutti i guadagni del mio lavoro di freelance presi un avvocato e gli pagai un anticipo di 5000 dollari. Non mi sarei di certo immaginata che lo studio a cui conferii il mandato, diretto da Charles Stillman, alla fine mi avrebbe addebitato ben 28.000 dollari – e poi a fine caso mi fece causa per ottenerne altri!

Durante il processo davanti al gran giurì il pubblico ministero John D. Gordon III mi spiegò che rischiavo cinque anni di carcere per ognuna delle due lettere che sostenevano avessi inviato, più cinque anni se rilasciavo falsa testimonianza, oltre a 15.000 dollari di multa.

Poi Gordon sganciò la vera bomba. Dopo aver detto la verità, cioè dopo aver testimoniato sotto giuramento che non avevo mai toccato e non avevo addirittura mai visto le sconclusionate lettere che egli sottopose al gran giurì (datate 8 e 13 dicembre 1973), mi chiese: «E allora come mai su queste lettere ci sono le sue impronte digitali?».

Rimasi così scioccata che credo di aver perso momentaneamente i sensi, perché la stanza mi si ribaltò davanti. (Giustamente) gli spiegai che le minacce minatorie potevano essere state scritte su un mio foglio di carta intestata vuoto, che io avevo toccato, e che potevano essere state successivamente battute a macchina da qualcun altro. Ma Gordon non ne fu convinto. Il 9 maggio 1973 la Procura Generale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York mi incriminò formalmente di tre capi di imputazione (due per l’invio delle lettere minatorie e uno per falsa testimonianza, in quanto avevo negato di averle inviate).

Dieci giorni dopo venni arrestata – cosa ancora più umiliante – rilasciata su cauzione e mi venne vietato di lasciare lo stato senza autorizzazione.

Entrai in uno stato di perenne paranoia. A malapena riuscivo a scrivere, e le bollette, in particolare le parcelle legali, continuavano ad impilarsi. Non riuscivo più a mangiare. Non riuscivo più a dormire. Fumavo quattro pacchetti di sigarette al giorno, ingoiavo Valium come fossero mentine e bevevo decisamente troppa vodka. Ero ossessionata soprattutto dalla prigione. Dalle multe. Dalla mia carriera. Fino a quel momento mi ero mossa dannatamente bene. A meno di 30 anni avevo pubblicato o stavo per pubblicare quattro libri: The Medical Detectives, un libro sulla medicina forense che oggi sarebbe probabilmente un best-seller; un libro per bambini e un libro sui portoricani a New York. Ma una volta che la storia del mio processo fosse stata resa pubblica, quale editore avrebbe dato incarichi a una scrittrice accusata di inviare lettere minatorie contro la gente su cui scriveva? Desideravo diventare scrittrice e giornalista fin da quando avevo otto anni e quando sembrò che la mia carriera fosse finita ne fui distrutta. Ero anche preoccupatissima per i miei genitori. Mi avevano adottato in un orfanotrofio belga quando avevo sei anni e avevo sempre cercato di renderli orgogliosi di me. Tuttavia temevo che presto sarebbero stati umiliati dalle accuse mossemi durante il processo.

La mia depressione si aggravò al punto che Bob Straus, l’avvocato che stavo per sposare, all’inizio dell’estate mi lasciò.

Il Dott. Roy Wallis, professore universitario e ricercatore scozzese, era venuto ad intervistarmi per il libro che stava scrivendo su Scientology. Prima di incontrarmi aveva intervistato L. Ron Hubbard Jr. Durante l’incontro che aveva avuto con lui, Junior gli aveva mostrato con vanto una lettera che aveva scritto al padre, L. Ron Hubbard Senior, poco prima della montatura ai miei danni. Gli aveva scritto che con un colpo solo avrebbe potuto «mettere in ginocchio il nemico».

Wallis, che prima di venirmi a trovare non era al corrente del mio imminente processo, consegnò quella ed altre lettere all’Ufficio della Procura, dove esisteva un dossier crescente sulla “Legge del Fair Game” di Scientology: vale a dire che un «nemico di Scientology» – come lo ero io ai loro occhi – «può essere danneggiato con ogni mezzo da ogni scientologist… può essere imbrogliato, querelato, gli si può mentire, può essere distrutto».

Nel luglio 1977 fui elettrizzata – e scioccata – alla notizia riportata in prima pagina dal Washington Post, dal Boston Globe e da altri quotidiani, che indicavano che la verità stava probabilmente per venire a galla.

L’FBI, dopo una soffiata interna, aveva fatto irruzione in tre diverse sedi di Scientology e aveva sequestrato appunti interni e documenti sui “giochi sporchi” del gruppo. Mi rallegrai all’idea che la verità – cioè la mia innocenza – sarebbe alla fine uscita. Ma dovetti aspettare altri quattro lunghi e frustranti anni (durante i quali litigai con diversi altri avvocati e investigatori privati privi di scrupoli che voglio ricordare) – prima di poter finalmente vedere quei documenti. Scientology aveva lottato con le unghie e con i denti per impedire che diventassero di pubblico dominio. Sapevano che a livello di immagine pubblica l’esito sarebbe stato devastante e avrebbe portato cause legali.

Ma la mia tenacia fu premiata. E quando finalmente analizzai quei documenti, come in seguito dissi a Mike Wallace di 60 Minutes, «Scientology risultò essere decisamente peggio di qualsiasi cosa avessi detto, o addirittura immaginato». I documenti sequestrati contenevano centinaia di colpi gobbi, montature e dettagli di infiltrazione, intercettazioni telefoniche e illegalità commesse dagli scientologist contro le agenzie governative (FBI, IRS eccetera) che li avevano fatti arrabbiare.

I documenti più bizzarri si riferivano alla “Operation Freakout” il cui scopo, dicevano, era di «fare rinchiudere P.C. [cioè io] in manicomio o in carcere, o almeno colpirla così pesantemente da farle cessare ogni attacco». Sembrava che dopo il primo tentativo fallito di incastrarmi per farmi tacere e mandarmi in galera, avessero complottato di nuovo per far sembrare che stavo di nuovo mandando minacce minatorie a Scientology e ad altri. Fanno ancora rabbrividire quelle missive del ’72, che dovevano essere spedite a Scientology, a Henry Kissinger e ad ambasciate arabe (poiché sono ebrea), ed anche a una lavanderia automatica! Pensate un po’. 

Altre pagine di quei documenti rivangavano tristi ricordi. C’era uno strano diario di ciò che avevo fatto durante il periodo in cui mi avevano incastrata, e di quanto fossi arrivata vicino al suicidio. «Non sarebbe una cosa grandiosa, per Scientology?» scriveva l’autore. E poi mi resi conto che l’autore non poteva essere stato altri che Jerry Levin. Era sicuramente uno scientologist, uno che si era appositamente infiltrato nella mia vita per spiarmi e aiutare Scientology a distruggermi. In quel periodo lui e le sue due amiche, Paula Tyler e una donna che diceva di chiamarsi Margie Shepherd (potrebbe essere Linda Kramer di Boston, che dopo il matrimonio è diventata Linda Kobern) andavano e venivano dal mio appartamento e avevano accesso alla carta da lettere su cui qualcuno poteva aver preso le mie impronte digitali, e poi avervi dattiloscritto le minacce.

Verso la fine del decennio un gran giurì di New York indagò per tre anni sul complotto ordito ai miei danni. Nonostante collaborassi con l’FBI, il caso non portò a nulla perché gli scientologist rifiutarono risolutamente di parlare. In modo assai bizzarro si appellarono al Primo – e non al Quinto – Emendamento, invocando la libertà di religione. Lo scientologist Charles Batdorf venne incarcerato per essersi rifiutato di parlare della montatura contro di me. Ma un gran giurì (e un processo) tenutosi contemporaneamente a Washington, DC alla fine emise sentenze di condanna e carcerazione per undici scientologist coinvolti in intercettazioni telefoniche, infiltrazione e furto di documenti del governo. Alcuni dei condannati erano anche stati coinvolti nelle congiure e nelle azioni contro di me.

Nel 1981 iniziai la mia causa legale contro Scientology, sia per avermi incastrata che per gli anni di molestie che avevo dovuto subire. Nel 1985 io e Scientology raggiungemmo un accordo “amichevole” per tutte le cause. Era stato messo a punto dal brillante avvocato newyorkese Albert Podell. Grazie a lui riallacciai anche i rapporti con Paul Noble, produttore televisivo di New York, con cui avevo avuto una breve relazione a vent’anni, molto prima che tutto questo accadesse. Io e Paul siamo ormai felicemente sposati da diciannove anni.

Sfortunatamente, a volte paghiamo un prezzo terribile.

Paulette Cooper

Ringraziamo per la traduzione Martini – consultabile presso questo link:

ALLARME SCIENTOLOGY

Per ulteriori dati potete vedere questi video dove Paulette racconta la sua storia sottotitolati in italiano:

PAULETTE COOPER PARTE 1

PAULETTE COOPER PARTE 2

Quindi quello che io e Renata e la nostra famiglia abbiamo sopportato e stiamo tutt’ora sopportando come “BERSAGLI LIBERI” è distante da quanto Paulette ha subìto.

Ora gli strumenti utilizzati sono più raffinati, avvocati di grido sono assunti a fior di centinaia di migliaia di euro, agiscono sempre sul filo del rasoio tra legalità e crimine, usano siti web anonimi, falsi profili Facebbok, investigatori privati, infiltrano figli a spiare genitori, fotografano, registrano, intercettano, diffamano, molestano, fabbricano e diffondono bugie ….. per l’appunto  Fair Game.

Questo è uno dei lati oscuri di una Setta che un tempo pretendeva di salvare il mondo.

Qual’è il “limite” visto che ora che i “nemici” si sono centuplicati?

Advertisements